Le meraviglie e i misteri della vita, che ci vengono soffocati appena diveniamo membri responsabili della società! Fino a quando non ci mandarono al lavoro il mondo fu assai piccolo e noi abitavamo alla periferia di esso, alla frontiera, per così dire dell’ignoto. Un piccolo mondo greco che tuttavia era profondo abbastanza da fornire ogni modo di variazione, ogni tipo di avventura e di speculazione. E nemmeno troppo piccolo, perché teneva in serbo le più sconfinate possibilità. Io non ho guadagnato nulla dall’ampliamento del mio mondo; al contrario, ho perso. Io voglio diventare sempre più fanciullesco e andare oltre i limiti della fanciullezza, nell’altra direzione. Io voglio andare esattamente contro la linea normale di sviluppo, passare nel regno superinfantile dell’essere che sarà assolutamente pazzo e caotico ma non pazzo e caotico come il mondo che mi circonda. Sono stato adulto e padre e membro responsabile della società. Mi son guadagnato il pane quotidiano. Mi sono adattato a un mondo che non fu mai mio. Voglio irrompere oltre questo mondo allargato e star di nuovo sulla frontiera di un mondo ignoto che metterà in ombra questo mondo pallido,unilaterale. Voglio passare olte la responsabilità della paternità, fino alla irresponsabilità dell’anarchico che non si può costringere, o lusingare o blandire o corrompere o sviare. Voglio prendere per mia guida Oberon il cavaliere della notte, che sotto la distesa delle sue neri ali elimina e la bellezza e l’orrore del passato; voglio volare verso un’alba perpetua con la rapidità instancabile che non lascia luogo al rimorso, al rimpianto, al pentimento. Voglio spogliarmi dell’uomo inventivo che è la maledizione della terra e trovarmi di nuovo dinanzi a un baratro insuperabile che nemmeno le ali più possenti mi permetteranno di superare. Anche se debbo diventare un parco naturale, selvaggio, abitato solo da oziosi sognatori, io non debbo fermarmi a riposare qui nell’ordinata fatuità della vita responsabile, adulta. Devo far questo nel ricordo di una vita senza paragone rispetto alla vita che mi fu promessa, nel ricordo della vita di un bambino che fu strangolato e soffocato per mutuo consenso di quelli a cui egli si era affidato. Tutto quello che creano i padri e le madri io lo rifiuto. Io ritorno a un mondo anche più piccolo del vecchio mondo ellenico, ritorno a un mondo che possa sempre toccare tendendo le braccia, il mondo di quel che so e vedo e riconosco momento per momento. Ogni altro mondo è per me insignificante e alieno e ostile. Nel riattraversare il primo lucido mondo che conobbi da bambino io non voglio riposare qui, ma irrompere verso un mondo ancora più lucido dal quale debbo essere fuggito. Come sia questo mondo non so, e nemmeno son certo di trovarlo, ma è il mio mondo e di null’altro m’incuriosisco.

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